La Spadarina
….di Elena Cavanna

Ho conosciuto Elena Cavanna in occasione della mostra “Immagini dall’esistenza. Amore e tradimento”. Scrissi di lei in tale occasione e la conobbi a strappi, attraverso un approssimarsi lento, rispettoso, dignitoso, delicato.
Mentre mi accingo a scrivere nuovamente di Elena, come sua presentazione in “Essenze”, raccolta di poesie, scorgo l’evocazione già vissuta di pensieri e immagini che esposi nel corso della cura della mostra. Perché Elena lascia un’orma definita, dolce, sinuosa e in movimento ma che non si confonde né sbiadisce nel tempo. Prima i suoi quadri, ora le sue parole. Figure incastonate nella cura premurosa del dettaglio, parole che “battono” e si ripetono, quasi come un suono o un sapore persistente, aggraziato e soave.
L’arte per Elena è raccontare di sé liberamente, con strumenti altri, rivelatori di un’anima che pulsa nell’estenuante fuga dal giudizio, cercando un luogo da cui contemplare la “bellezza”.
Ma la sua arte non racconta che alcuni scorci di Elena. Intensissimi ma pochi per un’anima così tenue ma tortuosa e profonda. Le sue opere sono un vano tentativo di raccontare un mondo ricco e intricato che lasciano il gusto del non-finito. E da subito ci si sente contaminati dal desiderio crescente di assistere ad una sua nuova creazione.

Ciò che mi persuade e pervade della sua opera, è l’assaggio di una dimensione che costituisce sempre preludio di altro che ancora non c’è. Si scorge qualcosa, ci si avvicina così, silenziosi, con pudore, al suo essere un po’ nascosto, fuggente, con modalità sino ad allora dimenticate.
Ci si scopre gentili e rispettosi con Elena, vergognosi di volerla vedere e toccare. Lei che si nasconde da sempre, intimorita dal mondo mentre, silenziosa, scaglia opere che raccontano del desiderio di vita, nutrito da un “sentire” mai anonimo, tra passione e immaginazione, dolore e speranza, amore e dolore, solitudine e…arte.

Filippo Tancredi

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