La Spadarina
“ IDENTITÀ E METAMORFOSI “ - PRESENTAZIONE
Villa Cambiaso – Savona – Sabato, 18 Maggio 2013

Dopo tanto sentire parlare, e visitato La Spadarina, la Galleria del gruppo “Eoykos”, un sodalizio artistico talmente immerso in un preciso consenso di vivere da vivi, con l’energia solare del cuore, cioè, nella realtà intima, quella che prescinde dalle apparenze reali. Altrettanto, con l’abilità percettiva, non del processo della memoria, cercando di trovare ciò che un neonato riceve dalla culla. Di vivere la realtà del cosmo intrinseco, del vuoto….( o spazio bianco ) è proprio lì: nel non detto. L’arte è un’espressiva capacità di vita e di emozione liberata da ogni dovere, da ogni convenzione, da ogni obbligo. Perché le parole non sono cose che esse rappresentano: la visualizzazione è il reale linguaggio del cosmo interiore. Vivere da vivi, cioè quando il cuore e la mente sono fusi all’unità della vita. Disposti ad espandere la propria coscienza nella dimensione interiore. Sollevando il proprio sguardo al cielo, percependo il battito del cuore.

La realtà dell’essere umano si completa nei livelli dell’intuizione e del pensiero astratto, collegato al mondo degli archetipi: quando l’uomo si fa ponte tra finito e infinito. La persona viva, che vive creando nel reale, non si annoia mai. Nel reale trova la gioia infinita. Ogni entità è un intero ( la mente non è separata dal corpo ), l’oggetto reale è nella regione oltre le parole. L’artista vi abita, si muove su vari livelli …. l’artista può solo avvicinarsi alla realtà, andando oltre quanto è percepito dai sensi. L’artista è l’incarnazione di un mondo onirico, inesauribile metamorfosi di uno straordinario universo immaginario, o visualizzato nella realtà delle cose nella percezione ( Morandi ), delle sue più alte premonizioni, per alcuni artisti fantastici e visionari del gruppo “ Eoykos “. Secondo le neuroscienze, gli eventi a caso, hanno alla loro origine il rumore, quando il cervello è anche in una situazione di riposo. La scarica nervosa dà luogo alla percezione. Per ultimo l’atto creativo avviene indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza, questo indurrebbe a collegare l’atto creativo alle attività inconsce del cervello.

Si deduce che i nostri artisti della Spadarina, così prolifici di idee tratte dalle visioni del sogno, anche ad occhi aperti, possono avere avuto segnali provenienti dall’inconscio, registrati in termini di immagini riflesse sul subconscio, quindi specchio delle estreme interiorità, cui per l’artista è remunerativo sostare. Un panorama pittorico, qui offerto allo sguardo visitatore, che invita a riflettere, di un cenobio di creatività dell’arte, che ha saputo volare sopra l’universo nazionale, e annoverando protagonisti, senza eufemismi, in sella, consacrati dalla critica ufficiale.

La mostra esplora questi interpreti dell’arte senza confini, nel segno sia della tradizione, sia nella sperimentazione di combinazioni interattive, capaci di unire o di interagire con una loro spiccata sensibilità, la pittura con la percezione intrinseca della poesia, del segno, del colore e dell’immaginario, catalizzatori dell’estasi d’emozione. Nello scandaglio di contrapporre ai sistemi cromatici, i diversi “modi di apparire del colore”. Con l’abilità del pensiero creativo, orientato nella psicologia delle percezioni estreme, maestre d’enigmi, perseguendo rivelazioni all’infinito.

Come nella felicità, la realtà non la si ha, ma vi si è. La realtà per il pensiero creativo non è un oggetto da afferrare, ma un’atmosfera, un orizzonte in cui si è inseriti. Questo vale per ogni artista ricercatore di idee, quanto per la filosofia: La realtà è un mare infinito, nel quale ci si immerge, si naviga. L’abilità dei nostri artisti, di essere creativi non solo conferisce libertà (esige libertà!) ma è orientata verso la bellezza sublime, giacchè, nella realtà del vero, questo è il vero mondo dei poeti, dei mistici. L’artista è avanguardia dell’imparare, di essere esploratore dello sconosciuto, questo gli conferisce libertà. Pertanto l’artista è l’attore di esplicative esperienze metamorfiche, nella regione, oltre ogni propria definizione verbale, delle visualizzazioni, nei loro differenti livelli e alle valutazioni emotive, dell’intrinseca natura delle cose e dell’umano, con tutto il carico del linguaggio simbolico. A testimonianza del loro modo di affrontare la modernità, l’armonia cromatica, dopo avere attraversato i momenti cruciali all’alba del nuovo secolo, dalla transavanguardia fino alla metafisica surreale.

Diceva Ezra Pound: “Nessuna scienza al di fuori delle arti, darà i dati necessari per sapere in che modo gli uomini differiscono gli uni dagli altri”.

Un gruppo fecondo e generoso di creatività di quattro artisti, di variegate espressioni, orientamenti e tecniche, per un linguaggio condiviso dall’inizio della loro unione e affinità, nonché finalità d’intenti, oltre le barriere linguistiche e geografiche, è venuto il momento di parlare sulla loro presenza e testimonianza vocativa, fattiva, anche con persuasività della rete, fatta di idealità del pensiero costruttivo, ed attitudine in genialità all’arte.

Brambilla Maurizio: Sapiente maestro del colore, del lirico chiarismo lombardo, delle architetture, della teatralizzazione delle scenografie di natura e degli equilibri creativi, di un sorprendente richiamo alla classicità moderna e di richiami all’antico, nella recente scansione cronologica, di sapore dechirichiano pre-surreale. Spazialismo, volumi, vuoti e pieni di composizioni delle geometrie, fondali prospettici, iconografie d’impianto e quinte, armonie di geometrie e plasticismi, riverberano l’influenza dell’ordine cosmico creativo sulla vita, l’astrazione del pensiero ideale, la ricerca di una concentrazione psico-estetica, il laboratorio della teatralizzazione implicato al massimo dialogo tra materia pittorica, le morfologie, l’io inconscio proiettivo, archetipo, simbolista, sottendono la presenza umana, sempre presente nella metafora di un cielo tributario a cicli di natura, ambientali, stagionali, atmosferici, che si specchiano nel narrato consociato ad un patrimonio dell’arte regia. I giardini di Brambilla, sono l’elegante esaltazione dello spazio, non più avvertito come un limite, sia pur nella sua fisicità, ma l’esattezza formale che si frappone come filtro, tra l’idea e l’osservatore, raggiungendo la chiarezza di idee vere e proprie, significanti per l’artista, inevitabilmente l’essere compresi. Nella sua pittura, quindi fondamentale, quando il ruolo e il concetto di complementarietà intrinseca della natura, filtro luminoso tra il mondo del sogno e un altro …, superficie dove si stendono, calme, silenziose, proiezioni e architetture, tradizioni delle geometrie, trascrizioni di linguaggi dell’inconscio archetipo, fino a diventare, spazio, forma, colore, suggestioni, trascrizioni della lunghezza d’onda dell’emissione luminosa, che fa vibrare l’aria e i nostri sentimenti. Cui, l’artista, proprio dall’identità dello spazio, studia il problema della percezione, in base al cambiamento ambientale.

Pretin Luigi: Finzione ideativa, fruizione del sogno fantastico, realismo magico, medianità trasparente, ricerca di libertà espressive, intensità dell’estasi emozionale, convivono a servire e scuotere i canoni tradizionali della pittura di avanguardia moderna, capaci di rivoluzionare concezioni, correnti e affermazioni artistiche di rifiuto al romanticismo. In tanto, Luigi Pretin ne è l’indiscusso capofila di un movimento conclamato a Parigi, dalla critica internazionale e dai lumi della corrente cubista: lui che si accompagnava, nel suo soggiorno, con De Chirico, Picasso, Dalì e Brèton.

E come tali, tutti i movimenti di pensiero, e le loro correnti, non nascono mai per caso, hanno sempre delle cause e delle conseguenze. In realtà, il realismo fantastico, abbracciato nella letteratura e nella poesia da Massimo Bontempelli, si colloca in un periodo storico assai ricco e complesso, ricco di fermenti, per far pendere diversamente, sulle fiammate delle avanguardie storiche. Siamo negli anni aurei, in cui Picasso con la scuola, pensavano a scomporre le figure, ricomponendole in geometrie e volumi, distorcendo la realtà, come avevano fatto gli espressionisti tedeschi. In quel tempo, altrettanto ricco di innovazioni e di risveglio culturale e concettuale, Luigi Pretin, l’artista veneto, così difficile e inquieto da liquidare dai modernisti, in poche parole, studia e osserva la natura intrinseca del pensiero, pensa ad un realismo, oltre le parole e il conosciuto, cui l’ultimo piano di pittura è il cielo, specchio della natura, assai cara e amica per la sua sensibilità poetica. Un cielo abitato densamente come la terra, di un universo di figure e di personaggi della mitologia e dell’antichità greca, di simboli del dialogo, che si accompagna a tornei e sfide di cavalieri alati, di destrieri e di cavalli unicorno che si confrontano, fraternizzano, tra le nuvole del pensiero che si … arricchiscono di finzione e si umanizzano da cirri trasformati in reami. Diventano rappresentazioni di una dimensione magica, l’indicibile che la natura, con i suoi segreti, comunica con le visualizzazioni ai poeti, l’estasi mistica dovuta alla devozione e risveglio nella conoscenza superiore. Un passaggio attraverso il quale, il messaggio pittorico viene scosso profondamente, con il fascino e la carica vitale dei colori.

Scrivano Rosario: Personaggio eclettico, versatile, di intensità travolgente, avendo tuffato gli occhi nell’oceano del cosmo interiore, grazie anche alla sensibilità percettiva della natura intrinseca del colore quale forza costruttiva, ideativa, del sogno, del segno e del simbolo. Del suo versatile naturalismo e realismo del segno grafico, della composizione di morfologie di natura, alla sensibilità percettiva della poesia dell’anima, ha dato le ali ai suoi piedi d’argilla per volare, per vedere e cercare di vedere, di spaziare il molto che si nasconde dietro alle nuvole dell’astrazione.

Perché il suo viaggio esplorativo, è cominciato da molti quadri di incredibile purezza, nei colori squillanti, timbrici, intrisi di luce naturale. Ad apprezzare la inquieta icasticità del rappresentativo, compendiano col pensiero intelligente, finchè altri particolari ossessivamente insistiti, gli hanno rivelato senza più incertezze che, con il carattere tormentato del suo innato talento, mirato alla ricerca esplorativa del profondo interiore, all’intrinseca natura del pensiero, oltre ogni possibile ragione, la variabilità nei livelli acquisiti di visualizzazione, la scoperta di momenti variabili dell’identità, il metamorfico caleidoscopio mondo del sogno, le immagini sempre nuove della natura che lo circonda, nei diversi aspetti che acquistano differenti significati, la complessità della centralità della persona umana, il paradosso che attizza il testo di molti percettivi dell’intuizione, la sua capacità come artista sintomatico, istintivo, quant’è potenzialmente analitico, per un bisogno di risultanze estreme, da godersi in sé. Per il suo metamorfismo deflagrante, surreale della figura femminile, il nocciolo dell’arte che libera come nella natura, un potenziale di apocalisse, per il metamorfismo deflagrante ma ordinato in stratificazioni dei differenti livelli della visione dell’apparenza … Nella ricerca di una giacomettiana essenzialità, oltre ogni velo di illusoria materialità terrena, un bisogno d’anima, di questo suo modo personale, polimorfo e acceso, “tout se tient”, l’importante per l’osservatore stupefatto, che non vuole perdere di vista quel tutto. O, almeno l’avvertenza delle parti che lo compongono, a scoprire l’essenza più inquietante, delle molteplicità e varianze che sottendono oltre l’apparenza, all’unità del reale contenuto essenziale, invitando il lettore verso la dissoluzione contemplativa, nella direzione del sé reale.

Terdich Paolo: La dimensione del reale tra sogno, mito e metafora. La sua voce pittorica ha un timbro iperrealista di irreprensibile vocazione. La formazione rigorosa, l’inconfondibile grafia del segno, che unisce severità di pennello, in rapporti e volumi, e l’estrosa creatività nei dettagli minuziosi, fotoluministici di ogni taglio di luce in superficie, esprimendosi, con eleganza, il reale del vero, di un io plurale, visibile percettibile, in altre parole è assoluto quanto l’artista abbia assorbito una dimensione onirico-mitica, nella collocazione degli oggetti.

Una realtà che si ispira alle registrazioni archetipe del suo vissuto, appare perfetta nella mimesi che fa da contraltare: l’ombra del fantasma archetipo, che sta dietro l’oggetto, a respirare e ad esprimere l’atmosfera morandiana. Qui c’è una sottile relazione che non si può chiarire, senza tenere presente quel sottofondo di mito che appunto comporta la visione culturale di Paolo. Ed ecco il senso di quelle figure atemporali, ma non certo immobili sospese in un’atmosfera surreale, di una luce intrisa con la penombra postimpressionista, quando dipinge la mobilità dell’acqua.

L’onda marina, calda avvolgente vitale, che avvolge pure l’occhio del lettore, che irrompe, come oceano di schegge turchesi, nel dipinto omonimo. Accanto al blu col suo scandaglio tonale, di luci e penombre, ugualmente illuminato dal riverbero di fascietti cromatici, sembrano quasi esseri animati in balia di un moto perpetuo dell’onda, in una realtà trasfigurata, ed uno sconfinato senso di appagamento e della libertà dell’uomo autobiografico. E’ importante cogliere uno dei motivi ispiratori di quest’arte nel senso dell’espressione: quello della ricerca di un farsi continuo, dietro a quel mondo levigato, rasserenante, quasi ludico; c’è la realtà di un’inquietudine che portiamo in noi, che se Paolo l’ha superata dopo una dura difficile lezione di stile di vita, rappresentata attraverso metafore interrogative nel viso delle ragazze, dal punto di vista stilistico e formale, ci sembra di ravvisare degli accenti surreali, se non vagamente espressionisti, quando la giovinetta regge quel vaso che sa di ermetismo, come una presenza latente, messaggio di profonda umanità.
Alfredo Pasolino

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