La Spadarina
“La continua ricerca di Paolo Terdich - La mostra in corso nella Galleria Sant’Ilario” (da “Il Nuovo Giornale” del 2 novembre 2007)
“Protagonista da tempo di mostre e concorsi nella nostra città, Paolo Terdich presenta fino al 9 novembre alla Galleria Sant’Ilario (Vicolo Sant’Ilario – Piazza Cavalli) gli ultimi lavori, dimostrandosi ancora una volta artista eclettico, perennemente alla ricerca del nuovo e del diverso, vivendolo come una sfida. Inedite sono le nature morte, personalissime nell’interpretazione della luce e nella scelta dei soggetti. Prima ancora di frutta e verdura, della materia viva e naturale, Terdich sceglie l’artificiale, il prodotto di una lavorazione, quale possono essere il vetro e l’acciaio.
Ciò che lo interessa sono i piani, le consistenze e i riflessi; a bottiglie scure si sovrappongono bicchieri, calici, pieni di vino appena versato e dalla superficie ancora tremolante, o vuoti. Ciò che importa è variare, accostare l’effetto luminoso di una superficie piena, ottusa, come quella della ceramica, con l’impalpabile vetro soffiato. L’insieme è ordinato, simmetrico; all’attimo dell’evento (sensazione che governa la prima natura morta, nella quale una mano fuori campo ha appena appoggiato sulla tovaglia un bicchiere di brandy), subentra la riflessione; l’estemporaneità lascia il campo alla contemplazione. Gli accostamenti non sono più casuali e contro la parete bianco-rosata, l’intero gruppo si staglia su una tovaglia di un azzurro glaciale, morbida come velluto.
Una, due, tre composizioni di vetri e subito la curiosità lo spinge verso il metallo, l’acciaio; come si dipingerà? “la scoperta di quanti colori vi siano nel grigio lucido e opaco, annerito dal fuoco, di una caffettiera – confessa l’autore – mi ha stupito”. Il piacere della scoperta si accompagna al piacere della riuscita.
Il pittore è animato dallo stesso slancio quando dipinge la figura umana; che la tratteggi a olio o a matita (tecnica nella quale dimostra tutto il suo talento grafico) ne cura, infatti, al di là dell’anatomia, la posa, anche in questo caso mai casuale. La mano che tocca il volto e sostiene il capo, lo sguardo abbassato e perso, a cercare l’isolamento, parlano di malinconia mista a preoccupazione”.
Paola Riccardi (giornalista e storico d’arte)

Ritorna alla home
Visite alla pagina:1661
Stile del sito: spring blue black orange autunno