La Spadarina
“Ritratti in terra d’Africa, appunti di viaggio di un geologo pittore” (da Libertà del 25 giugno 2000)
“Paolo Terdich nei giorni scorsi ha inaugurato al Cairo, presso l’Istituto Italiano di Cultura, una mostra di pittura nella quale ha esposto numerosi lavori realizzati in questi anni con una personale e sicura impronta, che lo porta a destreggiarsi sia nei ritratti che in eterei paesaggi all’acquerello.
Fin dai tempi del liceo infatti Terdich ha mostrato un profondo interesse per l’arte ed in particolare per il disegno e la pittura; un’attività che ha poi intrapreso e affinato grazie all’amicizia con alcuni pittori piacentini. In seguito durante i viaggi all’estero e la sua permanenza al Cairo, ha sentito fortemente il desiderio di approfondire lo studio del colore, attraverso la sperimentazione di diverse tecniche, dall’acquerello alla tempera e all’olio…
…Quest’anno il professionista piacentino approda con una rassegna personale all’Istituto Italiano di Cultura della capitale egiziana patrocinata dalla nostra Ambasciata.
Nelle sale di El Sheick El Marsali si susseguono ritratti in cui, sfruttando la decisa monocromia del disegno, Terdich riesce a cogliere la psicologia di una pletora di personaggi e figure femminili di una sensualità soffusa.
Numerosi anche gli acquerelli, in cui ha voluto fermare degli “appunti di viaggio” in terre d’Africa e d’Oriente, tra danzatrici del ventre e paesaggi di rare atmosfere, come quello del leggendario tempio voluto dalla regina Hatshepsut, nei pressi di Luxor. Salita al trono contro il volere della potente casta dei sacerdoti, ci ha lasciato il grande tempio di Doiz El-Bahri in una sorta di anfiteatro naturale fra le montagne nei pressi della Valle dei Re, che Terdich ha ripreso con una luminosità evanescente, che ne mette ancor più in risalto il fascino e le atmosfere.
Dipingere con gli acquerelli trasparenti rappresenta l’immediatezza espressiva e, attraverso le velature dei colori puri, Terdich giunge all’equilibrio dei valori tonali, fra zone in ombra e altre illuminate.
Con la grafite invece sa realizzare quei ritratti e quelle figure mobili, che, nonostante l’assenza di colore, hanno una propria vivacità espressiva.”.
Carlo Francou (scrittore, giornalista e critico d’arte)

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