La Spadarina
Oltre la tela , titolo allusivo ed enigmatico per la personale alla galleria La Spadarina di Rosario Scrivano (1959) , piacentino d’adozione , talentuoso autodidatta , da poco pittore e gallerista a tempo pieno da sempre appassionatissimo d’arte con partecipazione a numerose esposizioni e significativi riconoscimenti .
Nonostante la vicinanza all’iperrealismo – corrente che nei turbolenti anni ’60 e ’70 segnò l’arte internazionale nella trasposizione fotografica del reale – ne recepisce sofisticata prassi esecutiva e perfezionismo tecnico ma non i presupposti teorici .
La Fredda oggettività diventa viceversa indagine , non più e non solo paradigma stilistico ma concetto , non semplice riproduzione ma scavo psicologico ( Oltre la tela ) .
Comunque sempre “oltre” qualcosa , conformismo , leggerezza o superficialità di una società spesso vacua , distratta da falsi profeti ( Ora ti conosco ), irrealizzabili utopie (l’uomo e la sua miseria). Nelle varie tele divagazioni simboliche ( Fiore di bronzo e petali di donna ),sincere confessioni ( Lentissimo scambio ) e genuine dichiarazioni (Sempre più lontani) descrivono con lucidità l’evoluzione umana e artistica , i difficili rapporti amorosi ( Io e te… prima del volo ), le titubanze professionali in un percorso iniziatico tanto lontano dall’apparenza quanto vicino alla verità interiore ( La sfida dei sogni ) . Difficile per qualsiasi artista confrontarsi con se stesso , descrivere ma anche trascrivere – su diversi quadri il pittore ha annotato sue impressioni – i sentimenti ( A piedi nudi ) . “ Non riesco ad immaginarmi come un’artista serio possa mai considerarsi soddisfatto del proprio lavoro “ sosteneva Ezra Pound ( Inferno ) .
Un’ansiosa ricerca accomuna le circa trenta tele che tracciano un severo bilancio esistenziale , un ritratto intimo e confidenziale : ovunque linee sicure , abili tocchi , contorni netti , colori puri (tutti ad olio), soggetti di sconcertante evidenza , tematiche di icastica chiarezza , cioè grande intensità emotiva ed assoluto rigore morale .
Il pittore vuole dialogare con il pubblico , mostrare e mostrarsi , misurarsi con interlocutori raffinati capaci di comprendere dubbi e travagli , disposti ad approfondire un’esperienza di vita e di lavoro affascinante ed ormai – dopo tanti anni trascorsi dipingendo ed organizzando mostre – ben conosciuta nel circuito artistico non solo piacentino . Nelle numerose composizioni di frutta emerge poi una luce avvolgente , finissima , alla “maniera lombarda” ma vicina anche a certe atmosfere della miglior scuola toscana seicentesca di Salini , Del Tintore o Bimbi non dimenticando i prolungamenti in terra spagnola dell’eredità italiana con Sanchez Cotan o Zurbaran .
Infine nelle composizioni a biro , risaltano nostalgia ( Ora saprei ), consapevolezza di sé (Ero grande quando sentivo il profumo dei campi), accettazione del destino (Quando tutto sarà la stessa cosa) . Mostra complessa ed ambiziosa , dunque , anche per i continui ondeggiamenti tra naturalismo , surrealismo , Realismo magico ma anche Iper o Photo-realismo non trascurando la lezione di impegnati artisti italiani contemporanei come Guccione , Ferroni , Spadari e per particolari aspetti Vespignani , Barattella e De Filippi.
Fabio Bianchi, 2005

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