La Spadarina
Luigina Lorenzi…..
Le emozioni dell’anima e dello spirito tramutate in tele che improvvisamente,
mostrandosi ai nostri occhi, vibrano sulla nostra pelle, penetrano nella nostra mente a scuotere pensieri, a far nascere vibrazioni nuove che ci portano lontano nel tempo, fin quasi agli albori dell’esistenza.
La donna e l’acqua.
Un binomio che rappresenta la vita nel suo nascere, nel suo transito, nello scorrere del tempo, mostrando gli angoli più belli dell’esistere ma anche soffermandosi sui riflessi intensi dei più intimi e reconditi ricordi che fanno emergere, attraverso la luce che viola le tenebre, nuove speranze alla vita.
Più oltre, la donna, che si mostra con pudore al mondo, lei che è amante e compagna,moglie e madre. Pare quasi volerci mostrare ciò che di bello, ogni giorno, dove, luogo e tempo riusciamo a violare, a distruggere, ad annientare: la bellezza che ci è stata data come un dono prezioso, delicato, tenero e fragile….” Da conservare, proteggere, amare”. Nei suoi nudi ella sembra esprimere il “rifiuto” del sé come donna, esternando il suo tormento ed il disagio del proprio essere, imprimendo ai corpi significativi elementi dinamici in grado di fondersi con l’universo e di dare vita ad una nuova speranza.
Nelle acque, “ profondità recondite della sua anima “, l’artista ci mostra il suo grande rispetto e la paura generata in lei da questo inarrestabile elemento, che si amalgama in modo perfetto con la donna, quale sintesi stessa della nostra esistenza nel grande e misterioso disegno della vita.
Drammi esistenziali, perdite che ognuno di noi riconosce essere anche proprie, irrompono nelle sue cascate, che nascondono forme viventi tra le ombre: poi lo stupore della luce che irrompe i riflessi cupi del cielo che si aprono e gli ancestrali silenzi che si riempiono di fruscii e di voci lasciano pensare nuovi raggi di sole
Bruno Coveli (giornalista-pubblicista)

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