La Spadarina
Estratto dal Catalogo 2008 Avanguardie Artistiche - edito dal Centro Diffusione Arte - Edizioni e Recensioni Artistiche
Terdich, Paolo
Abitazione: Piazza Cittadella 11, 29100 Piacenza; tel. 0523/332751; e-mail: p.terdich@tiscali.it
Principali mostre: Roma, Sale del Bramante, “VI e VII Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Roma”, 2006 e 2008; Padova,“Arte Padova 2006” - 17ma Mostra Mercato Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, 2006; L’Aja (NL), Galerie Noordeinde, 2005; L’Aja (NL), Pulchri Studio, 2005; Il Cairo (Egitto), Istituto Italiano di Cultura, 2000.
Terdich ha ricevuto parecchi riconoscimenti e premi nazionali e internazionali.
NOTA BIOGRAFICA:
Laureato con lode in Geologia, da sempre si dedica alla pittura, confrontandosi con culture diverse che gli consentono di sviluppare e raffinare la sua sensibilità artistica. Terdich manifesta un’evidente capacità di destreggiarsi con tecniche diverse, che padroneggia con la maestria di un artista maturo: oli, intensi, scenografici e vicini all’iperrealismo; acquerelli e acrilici, poetici e ripresi con una luminosità evanescente; ritratti a grafite, insuperabili per umanità, sentimento e tensione espressiva. Terdich si dimostra artista eclettico, perennemente alla ricerca del nuovo e del diverso, vivendolo come una sfida; al piacere della scoperta si accompagna il piacere della riuscita. Egli conferma il suo interesse per la figurazione e compone opere realistiche in cui è possibile osservare una suggestione lirica che coinvolge lo spettatore. Inedite sono le sue nature morte, personalissime nell’interpretazione della luce e nella scelta dei soggetti. Terdich sceglie l’artificiale, quale possono essere il vetro e l’acciaio. Ciò che lo interessa sono i piani, le consistenze e i riflessi; a bottiglie scure si sovrappongono bicchieri, calici, pieni di vino appena versato e dalla superficie ancora tremolante, o vuoti. Ciò che importa è variare, accostare l’effetto luminoso di una superficie piena, ottusa, come quella della ceramica, con l’impalpabile vetro soffiato. L’insieme è ordinato, simmetrico; all’attimo dell’evento, subentra la riflessione; l’estemporaneità lascia il campo alla contemplazione. In queste opere viene messa in evidenza la grandezza delle piccole cose. Il pittore è animato dallo stesso slancio quando dipinge la figura umana, che peraltro predilige. Che la tratteggi ad olio o a matita (tecnica nella quale dimostra tutto il suo talento) ne cura infatti, al di là dell’anatomia, la posa, anche in questo caso mai casuale. La mano che tocca il volto e sostiene il capo, lo sguardo abbassato e perso parlano di malinconia mista a preoccupazione. Nelle sue figure, enigmatiche, il pittore è in grado di portare alla luce tutte le problematiche dell’individuo attraverso una attenta indagine psicologica del soggetto. Propone uno studio dell’umanità con i suoi dolori, le sue sofferenze esistenziali. I suoi ritratti, estremamente realistici nella definizione fisionomica, che si trasformano in presenze metafisiche, sono emblemi di uno stato d’animo, grazie alla luce, purissima, e scultorea.
Hanno scritto dell’artista: Bernazzani, Bianchi, Francou, Gavazzi, Lorenzoni, Mastrantonio, Pighi, Pollacci, Ravazzola, Riccardi.

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